
Dobbiamo ringraziare Galeazzo Bignami se ora sappiamo quanto costa a Bologna la partita immigrazione. Oddio, non ne guadagnamo in qualità della vita, ma in chiarezza si. 30 milioni di euro. Scritto da un elettore di Galeazzo.La cosiddetta emergenza immigrazione costa 6 mlioni di euro all'anno al Comune di Bologna. Almeno è così da 4 anni, gli ultimi, nel corso dei quali il Comune di Bologna ha affrontato le spese per pagare le utenze, gli affitti, la lavanderia, il trasporto e molto altro ancora (non ultimo il telefono) per persone extra UE. Certo, il problema dell'emergenza immigrazione esiste. Mi pare però che spendere 6 mlioni di euro all'anno sia molto. Anche perchè se di emergenza si tratta, prima o poi dovrebbe finire. Invece a Bologna è diventata una voce fissa. Ogni anno, 6 milioni. E come mi insegnava la mia maestra (unica) 6 x 4 fa 24. Come i milioni di euro che Cofferati ha speso da quando è Sindaco per questo tema.A dire il vero non sono 24. Sono di più. Sono 30. Oltre ai 24 milioni Cofferati & co. aggiungono pure 2,2 milioni di euro per Villa Salus e 3,3 milioni di euro per trovare casa agli immigrati che vivono in strutture abusive; ovviamente dando loro prima la residenza, sennò sono irregolari e per la legge Fini - Bossi dovrebbero essere espulsi. Pensate che a Bologna c'è un appartamento in via Salgari dove risultano residenti 35 persone. E non sono cinesi. Ma forse è razzismo dire queste cose. E non è bello farsi dare del razzista. Come non era bello che i bambini rom non avessero l'opportunità di andare a scuola. Se poi non ci vanno, fatti loro. Anzi, nostri. 230.000 euro per noleggiare un pullmino che giri per Bologna a raccogliere i rom in età scolastica, nel tentativo (vano) di portarli a scuola. Il Comune di Bologna lo ha fatto, dal maggio 2005 al giugno 2007. Poi ha smesso. Chissà perchè... Forse perchè qualcuno (!) ha fatto notare ai Compagni che non tutti i genitori possono avere uno scuolabus pagato. Sicuramente non a Bologna, dove la maggior parte degli scuolabus è pagata dai genitori. E qualcuno di loro si stava un po' arrabbiando. Forse però sbaglio. Anzi, di sicuro è cosi. Il problema era un altro. Doveva essere un altro. Perchè il diritto all'istruzione va rispettato. E' razzista dire il contrario. Quindi l'ISI (Istituzione per l'Inclusione Sociale) ha pensato molto e a lungo (almeno credo, visto che ci è costata sinora circa 500.000 euro). E forse ha consigliato al Comune un'idea geniale. Se i bambini rom stanno in giro per la città e quindi non sappiamo dove andare a prenderli per portarli a scuola, andiamo a prenderli a casa. Un po' razzista come ragionamento, però ha uno sfondo buonista. Infatti capita spesso che i nomadi non abbiano una casa. Come fare? Semplice. Il problema si risolve in fretta. Se decidi di comprare casa, a Bologna, il Comune di Bologna può darti sino a 10,000 euro a fondo perduto. Non servono garanzie. Non servono modelli Unico. L'unica cosa che serve è che non devi essere italiano. Preferisci l'affitto? 5.000 euro. Ma se sei rom, ti conviene un'altra strada. Quale? La sublocazione comunale! Cos'è?! Una specie di comodato gratuito, visto che i soldi per l'affitto li diamo noi, o meglio, il Comune: 600.000 euro. A patto che tu venga da un campo rom: Trebbo, Villa Salus, Pianazze, Erbosa. Scegli tu. Mica difficile. Funziona così. Il Comune firma il contratto d'affitto con il privato che mette a disposizione l'appartamento. Poi paga l'affitto al privato stesso e ne chiede indietro la metà alle 53 famiglie rom (250 persone) che usufruiscono di questo "bonus". Se questi hanno i soldi, li danno (la metà, s'intende; comunque vada, il Comune paga loro metà affitto). Altrimenti il Comune continua a pagare tutto. Mica per sempre. Solo per 4 anni. Dopo hai il diritto di partecipare ai bandi ERP (Edilizia Residenziale Pubblica). Non butta male a Bologna, se non sei italiano. Gli immigrati rappresentano il 10% della popolazione. Sapete quanti alloggi hanno avuto negli ultimi tre anni. Il 30%. Non male, dai. Ok, consideriamo pure che se partecipano al bando ERP vuol dire che lavorano, rispettano le regole, sono a posto, hanno anche la residenza (a proposito, di fiano a via Salgari c'è un'altra via, via San Donato. Lì, in un appartamento sono 28). Se però non lavorano o cose simili (che so, campi di prima accoglienza, campi abusivi, cose simili), per loro il Comune ha pronte le soluzioni di "emergenze abitativa". Il risultato? Il 30%, grazie a criteri di selezione sul reddito che di fatto li aiuta, entra dalla porta della graduatoria ERP (edilizia residenziale pubblica). Un altro 10% ha la casa pubblica senza passare dalla graduatoria ERP. Ok, va bene. Non devo dire queste cose. Politicamente non è corretto. Forse però non è politicamente corretto dire che basterebbe che a fianco dei diritti, che tutti si ricordano di avere e di rispettare, qualcuno si dovrebbe ricordare anche dei doveri. Ed io mi accontenterei pure di poco. Che so, roba da romantici, come giurare sulla Costituzione, baciare il Tricolore e provare a dire una cosa del tipo "amo l'Italia, che è la mia Patria". Un dovere semplice. Ma non è politicamente corretto chiederlo. Perchè?! Italiani. Brava gente... Però grazie a Galeazzo, ora ne abbiamo capito un po' di più.


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